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© 2019 by Outsiders di Alfredo Accatino. Content Partner e Booktrailer: Plural

Alfredo Accatino

Tra i più noti creativi italiani abbina da sempre la passione per l’arte con la creazione di importanti eventi, show e cerimonie in tutto il mondo, dalle Cerimonie dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Torino 2006 a quelle di Expo Milano 2015, ideando eventi corporate come il lancio mondiale della Fiat 500 e della VW Golf, ma anche show televisivi come Pavarotti & Friends o per grandi eventi calcistici.

Figlio di Enrico Accatino (1920-2007) pittore e teorico dell’educazione artistica in Italia è autore di pubblicazioni d’arte (Outsiders, Outsiders2) di manuali di educazione artistica (Ciao Arte, Edart), del blog Il Museo Immaginario – Outsiders (quasi un milione di lettori) e dell’omonima rubrica sulla rivista Art e Dossier.

Scrittore e polemista ha pubblicato testi di comunicazione (The Events Master, Il Dizionario degli Eventi), e libri umoristici (Giuro che dico il Falso, Sarò Greve, Gli insulti hanno fatto la storia, Imbecilli).

Da 20 anni è Chief Creative Officer di Filmmaster Events: la società di eventi più premiata al mondo.

Il Progetto Outsider inizia da qui. 

Non solo libri, ma un progetto di Mostra molto diversa dal solito e un Format televisivo già in fase di sviluppo.

Da oggi gli Outsiders non sono più soli.

Il Progetto Outsiders:       un fenomeno

      editoriale.

IL PRIMO LIBRO OUTISIDERS

Il primo libro, OUTSIDERS, scritto da un outsider della critica d’arte come Alfredo Accatino, non solo è stato un successo di vendite e di condivisioni social, ma è diventato un caso editoriale. Per la prima volta si presentava al grande pubblico la vita e le opere di straordinari artisti del ‘900, dimenticati o poco conosciuti, con uno stile diretto e personale, come non si trova abitualmente nei manuali di storia dell’arte. Un’idea semplice che ha conquistato un bacino di lettori più ampio di quello dei cultori delle arti. A distanza di due anni esce quindi l’atteso OUTSIDERS 2 con 50 maestri dimenticati. 50 storie, alcune delle quali incredibili. Ne parliamo con l’autore.

D. Chi sono i nuovi protagonisti di questa “seconda puntata”?

Sono attori di un spettacolo folle chiamato ‘900, provenienti da 25 nazioni di 5 continenti, dagli albori del secolo sino alle schermaglie tra street-artist degli anni ’90. In questo arco temporale sono scoppiate due guerre mondiali e centinaia di conflitti, con 130 milioni di morti. Si è passati dai carri a cavallo alle auto elettriche, dai campi di concentramento al digitale dall’assenzio alle droghe sintetiche. In questo scenario si sono mossi geni, innovatori, ribelli, pazzi e poeti, rimasti molto spesso vittime della storia o di se stessi. 

D. Può anticipare qualche nome?

Certamente anche se ho paura di fare ancora una volta torto agli esclusi. Tenete presente che di almeno 12/13 di loro non esisteva, perlomeno nel web, una sola riga in italiano. Penso a Harue Koga, maestro delle avanguardie nel Giappone imperiale, destinato a diventare monaco buddista, ma che pazzo per il contemporaneo, aspettava le navi al porto di Tokio per comprare riviste occidentali e scoprire un mondo nuovo e proibito. 
Mi viene in mente Hilma af Klimt, figura che farà riscrivere i manuali di storia dell’arte, che in Svezia, sotto l’influenza dello spiritismo, realizzò prima di Kandinskij le prime vere opere astratte, ancor. Quando morì a 81 anni nel 1944, lasciò 1200 dipinti, anche di grandissimo formato. Con il divieto di mostrare le opere prima di 20 anni, sperando che il mondo sarebbe stato in grado di comprenderle, perché non rappresentavano la realtà, ma l’invisibile. Quando ne scrissi la prima volta era del tutto sconosciuta. Quest’anno il Guggenheim New York le ha dedicato una mostra che ha fatto scalpore. 

Ho molto amato, poi, anche Albert Müller, morto con la moglie di tifo a 29 anni nel Canton Ticino, dopo una esperienza intensa e commovente con un gruppo di giovani sognatori e un altro genio controtendenza come Ernst L. Kirchner. Una vita che, in fondo, è la storia di due estati. 
O ancora Camille Bombois, forzuto del circo che scopre per caso la pittura, e che nelle foto sorride sempre.

D. Ho visto che ci sono molte donne, come mai?

Probabilmente perché sono state le più emarginate tra gli emarginati. 
Come Deiva de Angelis, una cometa nella Roma d’inizio secolo, di cui si ignora la nascita, sepolta come povera in una tomba poi andata dispersa. Penso anche a Pan Yulang una bambina venduta come prostituta in Cina che, riscattata per amore, diventerà pittrice, tra le più grandi di tutto l’Oriente. Gluck, antesignana del movimento LGBT, Marie Blanchard, donna, dalla colonna vertebrale incurvata, cubista eccelsa, mai entrata nel posto che merita di diritto, o Maria Izquierdo, contemporanea di Frida Khalo, prima donna messicana a esporre negli Stati Uniti, prima che gli artisti già arrivati le facessero le scarpe.

D. Quali gli italiani presenti? 

Poco più di una decina. Alcuni già noti come i fratelli Michahelles (Thayaht e R.A.M), futuristi, inventori della Tuta e geni di spessore rinascimentale che andrebbero studiati e omaggiati. Come Stefano Tamburini, fumettista, creatore di Ranxerox e animatore di Frigidaire, o Francesco Lo Savio, fratello di Tanto Festa, artista totale, suicidatosi a 28 anni lanciandosi da una delle Unité d'Habitation di Le Courbousier a Marsiglia. 
Altri da riscoprire, come i due maestri triestini Arturo Nathan e Vito Timmel, e poi Beppe Domenici, Sebastiano Carta, Tomaso Buzzi, architetto per superVip che investì la sua ricchezza per costruire in Umbria una città utopica: “La Scarzuola”. O come Concetta Scaravaglione, scultrice calabrese d’America, del tutto sconosciuta da noi. Quando pubblicai il post ci furono 107.000 accessi e 1900 condivisioni in 72 ore. 

D. Puoi spiegarci come è nata questa idea? 

R. Ho sempre amato la controcultura e rispettato la creatività in tutte le sue forme, approfondendo soprattutto le esperienze delle avanguardie. Da anni gestivo in forma anonima il blog https://ilmuseoimmaginario.blogspot.it e una pagina FB su queste tematiche, spesso creando per primo le voci di Wikipedia e articoli come “missione” privata. Il blog è cresciuto (sfiora oggi 1 milione di visitatori), tanto da attirare l’attenzione della rivista ArteeDossier. E’ nata così una rubrica, poi un libro e poi… Era venuta l’ora di dire basta ai “soliti” 100 nomi. Giganti, grandissimi - non si discute - ma sempre gli stessi. Così abusati da apparire logori come la sottana logora di una vecchia zia.

D. Lei è un creativo molto noto, autore di eventi in tutto il mondo come Cerimonie per Olimpiadi ed Expo. Come mai scrive d’arte?

R. Ognuno è il frutto della propria storia. Ho studiato arte all’Università, ma soprattutto, sono stato ragazzo di bottega di mio padre, Enrico Accatino, pittore e scultore, ma anche teorico dell’educazione artistica in Italia che, di fatto, ha inventato realizzando 400 trasmissioni televisive a “Non è mai troppo tardi” e “Telescuola”, scrivendo poi i testi di riferimento del settore. 
Da garzone di studio ho quindi iniziato ad aiutarlo nei progetti editoriali. A 25 anni firmai con lui e mia madre Ornella Angeloni “Edart”, 100.000 copie e la prima collana in Italia di Educazione all’Immagine.
Poi, come giusto, ho scelto la mia strada. 
Ma non si scappa. 30 anni dopo eccomi qui... Del resto anche il mio lavoro è basato sulla creatività, e per ogni idea prodotta, tante se ne buttano via. Ho lavorato a grandi cerimonie e show. E ho imparato che la creatività si esprime in forme totalmente diverse. E che esistono, in ogni campo, professionalità straordinarie che andrebbero valorizzate. Ecco perché gli outsiders sono i miei compagni di viaggio nelle 200 notti che passo ogni anno in albergo.

D. Si trovano, uno accanto agli altri, pittori e scultori, fotografi e illustratori, addirittura una pin-up fetish, una scimmia e alcuni freaks…

Proprio così. Bisogna piantarla con le etichette, annullare la divisione tra “arte alta e arte bassa”. Esiste solo il talento, e la capacità di innovare. 
Un designer può avere genio e influenza sul proprio tempo quanto a un maestro conclamato. Lo stesso Banksy, in fondo, era solo un imbratta-treni, Bettie Page un’esibizionista, “Metropolis” un film blockbuster, eppure hanno inciso profondamente nel gusto e nella creazione di icone. 
Mi è piaciuto tra gli artisti mettere infine anche Eric Hebborn “il re del falsari”, come simbolo della rottura delle barriere abituali e di Karl Schwesig, più basso di Lautrec per carenze alimentari, per anni perseguitato dai nazisti.
Ah, ha fatto bene a ricordalo ci sono anche due scimmie, Congo e Koko.

D. Come mai le storie che appaiono nella raccolta sono spesso tragiche?

Perché la vita “è” tragica, solo che scende sempre un velo di silenzio. E le biografie non citano mai la parte brutta. Mentre io volevo conoscere come veramente erano andate le cose. Poi, ovviamente, ho scelto alcune storie emblematiche per comprendere il secolo, tendenze ed espressioni culturali. E’ una scelta narrativa, che mi permette di raccontare storie dal mio punto di vista, in modo sicuramente personale. Tenete presente poi che nel 1900 l’età media di poco superava i 60 anni e il 33% decessi dipendeva da malattie infettive e parassitarie. Per non parlare dei disastri delle guerra, delle persecuzioni razziali, delle dipendenze che hanno falciato intere generazioni.

D. Ha parlato di “scelta narrativa”: è un libro d’arte o un libro di racconti?

Sicuramente un libro sull’arte e sulla vita, che pone al centro l’esistenza, le debolezza, le ingiustizie. E anche a un libro a tesi, dove ogni autore incarna una scelta, che forse interpreto, ma che mi sembra l’asse attraverso il quale si sono sviluppate le loro esistenze. Se dovessi fare un riferimento culturale mi piace citare un libro dimenticato: “Vite Immaginarie” di Marcel Schwob.

D. Lei è un creativo molto noto, autore di eventi in tutto il mondo come Cerimonie per Olimpiadi ed Expo. Come mai scrive d’arte?

R. Ognuno è il frutto della propria storia. Ho studiato arte all’Università, ma soprattutto, sono stato ragazzo di bottega di mio padre, Enrico Accatino, pittore e scultore, ma anche teorico dell’educazione artistica in Italia che, di fatto, ha inventato realizzando 400 trasmissioni televisive a “Non è mai troppo tardi” e “Telescuola”, scrivendo poi i testi di riferimento del settore. 
Da garzone di studio ho quindi iniziato ad aiutarlo nei progetti editoriali. A 25 anni firmai con lui e mia madre Ornella Angeloni “Edart”, 100.000 copie e la prima collana in Italia di Educazione all’Immagine.
Poi, come giusto, ho scelto la mia strada. 
Ma non si scappa. 30 anni dopo eccomi qui... Del resto anche il mio lavoro è basato sulla creatività, e per ogni idea prodotta, tante se ne buttano via. Ho lavorato a grandi cerimonie e show. E ho imparato che la creatività si esprime in forme totalmente diverse. E che esistono, in ogni campo, professionalità straordinarie che andrebbero valorizzate. Ecco perché gli outsiders sono i miei compagni di viaggio nelle 200 notti che passo ogni anno in albergo.

D. Chi sono quindi gli Outsiders?

Quelli che non ce l’hanno fatta. Che avevano tutto ma non hanno avuto fortuna. O che ci sono riusciti ma hanno poi perso la strada. Qualcuno è stato piegato da difficoltà, guerre, malattie, perseguitato perché ebreo, folle, omosessuale. Qualcuno ha inseguito l’amore o ha combattuto battaglie perse in partenza. Qualcuno ha avuto la sfortuna di nascere donna in anni nei quali le donne non avevano nessun diritto. Li racconto con un approccio biografico e con un repertorio di immagini che ha rappresentato una grande sfida anche per l’Editore. Il risultato penso ci dia ragione. E’ nato un libro nel quale ognuno può cogliere ciò che gli interessa, ciò che ama. 

D. In effetti si affrontano tematiche complesse, con uno stile semplice e molto narrativo. Perché questa scelta?

E’ stata voluta e ricercata. Con il desiderio di parlare a tutti, rendendo accessibile ogni concetto, senza esibizionismi e birignai. Non sono uno storico dell’arte, non ho prevenzioni o tesi da difendere e me ne sbatto delle convenzioni. Per questo ho raccolto queste informazioni biografiche spesso labili e contraddittorie, risalendo alle fonti, ove possibile, incontrando testimoni diretti, ma i fatti possono essere stati da me interpretati o rivisti in chiave del tutto soggettiva. 
Amo ciò che scrivo e lo racconto con lo stesso tono con il quale lo racconterei un amico. Se una cosa appare noiosa, vuole dire che non è amata.

 

 D. Quali sviluppi avrà il progetto?
La ricerca continua e potrebbe essere infinita. Ho già individuato altri 50 artisti di cui mi farebbe piacere parlare, e solo il consenso mi potranno permettere, perché no, di pubblicare Outsiders 3.
Nel frattempo vi invito a cercare in rete le pagine dedicate al progetto, e continuerò ad esplorare questo universo di arte rimossa che sta diventando una settore a sé. Ma soprattutto sto lavorando anche con un team più allargato al format di una Mostra Outsiders, molto innovativa per struttura ed experience, e a un Progetto Televisivo di taglio internazionale, nel quale assumerò il ruolo di narratore.

Una cosa so, però. Che alcuni artisti, da ora, saranno patrimonio di molti. E questo mi fa stare meglio. Perché hanno storie che sarà difficile dimenticare. Perché, forse, li avreste voluti come amici, per ascoltarli, consolarli, sperimentare al loro fianco, consigliarli, farvi consolare. Magari, solo per bere una cosuccia insieme.

Se sei arrivato fin qui sei un vero Outsider.

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